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CUBIA Arte > Galleria d'Arte > Manufatti in carta
Il fico comune (Ficus carica) è una pianta xerofila dei climi subtropicali temperati, originaria dell'Asia Minore e ormai diffusissima in tutto il bacino Mediterraneo.
La specie è frugalissima, molto spesso selvatica (Ficus caprificus) e cresce negli ambienti più ingrati, adattandosi a substrati sassosi, aridi, perfino nelle fessure murali. Il suo coraggio e copiosità vegetativa offrono abbondanti scorte di cellulosa; la potatura, anche la più aggressiva, da vigore ai polloni radicali che, di anno in anno gemmano nuovi fusti sempre più numerosi e fitti.
E' dalle candide fibre nel libro del suo floema che nel laboratorio di Cubia, l'artista Andrea De Simeis realizza una carta di pura cellulosa unica e preziosa.
Perchè la corteccia del fico per fare la carta?
Per Cubia, coltivare intensivamente il gelso cinese (Brussonetia Papyrifera Kazinoki), impiegato sin dal VII secolo in Oriente per una delle carte a mano più preziose, è stata occasione utile per osservare le caratteristiche morfologiche di questa straordinaria pianta, e di confronto con altre della stessa specie: le moracee. Selezionate le giovani propaggini di queste ultime, senza arrecar danno permanente alla pianta, sono state trattate secondo l'antico metodo Orientale dei cartai. Il ficus carica ha superato grandemente ogni attesa, svelando in carta un candore naturale unico, stabile negli anni e in grado di ricevere stampe originali da matrice calcografica, segno di inchiostro o all'acqua, esaltando in modo stupefacente ogni singola intenzione grafica.
Esplora la voce 'Stampa' nel menù in cima alla pagina per osservare numerose incisioni realizzate su questi preziosi fogli.
Osservazioni di
un esperto
restauratore
Xilografia su carta al Ficus
Ottima stampabilità
Come si fa la carta dal fico?




I rami raccolti in fasci, vengono cotti a vapore in una grande campana di bronzo sotto la quale arde vivace il fuoco. Successivamente, In una sola azione, si spoglia il ramo dalla corteccia, resa morbida dal calore, procedendo nella direzione di crescita.
Questa camicia viene ora aperta, stesa e aderente per tutta la sua lunghezza ad una piatta roccia, per essere nettata con un coltello, dalla scorza scura esterna e dal verde strato subcorticale.
La chiara fibra risultante affronta adesso una prolungata bollitura nel ranno di grano saraceno per sciogliere le sostanze degradanti quali amidi, tannini, proteine. Talvolta sul fondo del paiolo al fuoco, si prepara un pagliericcio di rami e aghi di cedro. L'acqua bollente solubilizzerà quelle sostanze antisettiche e balsamiche proprie di questo albero e arricchirà la potassa di nuove qualità.
Il giorno seguente le bianche fibre vengono lavate lungamente in acqua corrente per neutralizzare l'acidità del precedente bagno basico e per liberare le sostanze aliene.
A questo punto, con un piccolo raschio si rimuove accuratamente ogni singola impurità: tessuti cicatriziali, nodi di germogli, polloni, macchie brune, ecc.
Ancora umida, la pasta fibrosa si batte energicamente con un maglio di acero alternandosi a zelanti mani che impastano. Un lavoro lungo e di gran solerzia.
Ormai in poltiglia, la candida cellulosa si disperde nel tino d'acqua del lavorente, all'antica maniera del cartaio medievale fabrianese. Questi pesca il foglio con la sua forma, lo lascia feltrare del liquido in eccesso e ribalta infine quel bianco letto di polpa sulla posta.
Per migliorare la sospensione delle fibre cellulosiche in acqua, ad imitazione delle tecniche orientali, si disperde nel tino un addensante viscoso a ph neutro: il neri. Questa mucillagine si estrae dai cladodi semilignei del fico d'India (Opuntia ficus-indica) e aiuta notevolmente il cartaio a migliorare l'orditura filamentosa del foglio. La ragione consiste nel rallentamento del tasso di drenaggio della polpa sulla vergatura della forma ed è perciò controllabile a vista il suo movimento. Il nome di questa particolare tecnica è nagashizuki ed è unica dell'arte orientale della carta.
Un'ampia pressa stiaccia la pila di carta dell'acqua in eccesso per almeno 24 ore e con forza si insiste la sua pressione, ogni ora circa, per aumentarne l'effetto. Il foglio così spianato si stende infine all'ombra fino alla completa essicazione.
Il Fico comune
Il Fico d'India
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