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La nostra terra, il Salento, ha ospitato grandi spazi ipogei, i trappeti, e rivela ogni giorno un sub-strato culturale che agisce sotto la superficie, direi, sotto la “pelle” della nostra comunità. Tali officine del lavoro erano destinate alla produzione dell' olio.
Tanto era importante il suo traffico nell’economia salentina, che per consentire il carico delle navi nel porto di Gallipoli, dove operava il Consolato del Mare, Papa Gregorio XIII, il 18 febbraio 1581 e Papa Sisto V, il 28 febbraio 1590, accordarono l’assoluzione collettiva per non aver santificato la domenica ai lavoratori del porto.
E’ documentata la presenza in rada nel porto di Gallipoli, in un solo giorno, nel 1718 di 30 velieri e nel 1771 di ben 60: olio destinato alla Russia, all’Inghilterra , alla Francia , alla Danimarca , alla Svezia e Norvegia , alla Turchia, all’America.




Il territorio di Acquarica e Presicce , dove Cubia opera, è quello più gravato dalla presenza di trappeti a grotta.
L’uso di scavarli nella calda roccia calcarenitica è molto antico ed è sicuramente legato alla presenza dei monaci greci che per primi introdussero nel Salento la coltivazione della vite e dell’olivo e le relative tecniche di trasformazione.
Il motivo più comunemente noto che faceva preferire il frantoio scavato nella roccia a quello costruito, era la necessità di un ambiente a temperatura costante. L’olio solidificando intorno ai 6 gradi necessitava per la sua estrazione, di un ambiente caldo umido. Il che poteva essere assicurato solo in un sotterraneo, riscaldato dai GRANDI LUMI che ardevano giorno e notte, dalla fermentazione delle olive e dal calore prodotto dalla fatica fisica degli uomini e degli animali costretti a vivere nottetempo in spazi angusti e poco ventilati.
La Presicce invisibile, ricorda un noto storico come il Sigliuzzo, quella sotterranea dai fiabeschi antri dei trappeti aveva portato il progresso alla nuova Presicce dalle vie ampie e soleggiate, palazzi fortificati, nuove chiese e cappelle, colonne votive, complesso di una comunità borghese colta e lungimirante, alleata del popolo che non sapeva piegarsi ai capricci dei soliti padroni tirannelli.
I banditori in piazza Sant’Andrea, oggi piazza Villani, sotto la protezione del Santo patrono di Presicce fissavano “la voce dell’olio”, cioè il prezzo sul mercato, così come avviene ancora oggi ogni lunedì a Lecce in Piazza Sant’Oronzo. E tra commercianti e produttori si aggirava il mercante veneziano Pitro David che abilmente, dalla piccola piazza di Presicce, tesseva i rapporti e i contatti con gli importatori dell’olio di mezzo mondo.
Questo piccolo accenno al passato, ci dà la dimensione sociale dell’importanza che ha avuto l’olio del Salento nel mondo. Ma l'avanzare dei tempi e l'inadeguata tecnologia dei forti uomini delle miniere dell'olio, costrinsero i frantoi all'oblio. Su questo mercato fiorente per Presicce cala il sipario sul finire del secolo scorso e dei trappeti a grotta rimane in alcuni solo la memoria storica.
Francesca Nuzzo
| Lucerne |
| Antiche lampade ad olio |